6 MARZO, GIORNATA EUROPEA DEI GIUSTI ANCHE A NAPOLI

Ce ne parla al telefono il generale di Corpo d'Armata Giuseppenicola Tota che durante il servizio effettivo quale figura di vertice del Comando Forze Operative Sud è stato il promotore di questa significativa iniziativa sociale e culturale. Ricorrenza proclamata nel 2012 dal Parlamento Europeo su proposta di Fondazione Gariwo la Foresta dei Giusti per commemorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi. In tale contesto anche Napoli. 

NAPOLI - Il Giardino dei Giusti Militari all'interno di Palazzo Salerno, sede del Comando Forze Operative Sud, oggi sotto la guida del generale di Corpo D' armata Angelo Michele RistucciaSi tratta di una Iniziativa realizzata alcuni anni addietro intrapresa dal generale di Corpo d'Armata Giuseppenicola Tota, oggi presidente dell'Associazione Nazionale dei Bersaglieri. Il Giardino dei Giusti Militari dunque sotto i riflettori per onore di cronaca nell' ambito della Cultura della memoria. Persone con le stellette al bavero, ma scintillanti nel cuore e nella coscienza che durante la Seconda guerra mondiale hanno scelto di salvare vite umane proteggendole, tenendole lontane dalla mano horribilis nazista.

"Se noi non ricordiamo e non impariamo dalla storia e tutto tempo perso" - dice Tota. E aggiunge: "Io ho sempre detto in maniera molto semplice: anche gli errori ci devono portare la cultura della memoria è tirare fuori dalla nostra stroria, dalle nostre memorie gli insegnamenti, altrimenti è tempo perso". Pertanto oggi 6 marzo, anche Napoli rimane sotto i riflettori che mettono in luce una significativa ideazione peraltro affiancata, nella progettazione, da Fondazione Gariwo, che sale alla ribalta in parallelo alla storia della deportazione e dei campi di concentramento che non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa e nel mondo, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Il prossimo 25 marzo sarà onorata la memoria dell' ufficiale dell'esercito, Gianfranzo Maria Chiti, con una cerimonia di piantumazione e un convegno a cui parteciperà la Fondazione Gariwo con il presidente Gabriele Nissim. A darne notizia, dal dal proprio sito, la stessa  Fondazione Gariwo.

Ecco i primi Giusti scelti ai quali è dedicata una propria targa installata all'interno della sede del Compfop Sud 

 

Il Generale Maurizio Lazzaro de’ Castiglioni, Comandante della Divisione alpina Pusteria, che nel 1943 trasformò Grenoble e la sua regione in un rifugio per ebrei francesi e stranieri;

 il Capitano Benedetto De Beni, Capitano d’artiglieria, di servizio in Ucraina, a Voroshilovgrad, che nel 1942 diede rifugio nella base italiana alle sorelle Turok, salvandole;

il Maggiore Arturo Gatti, ufficiale medico, di stanza a Karlovac, nell’ex Jugoslavia, che durante la Seconda guerra mondiale portò soccorso a numerosi ebrei che tentavano di valicare il confine tra lo Stato indipendente di Croazia e la zona occupata dall’Esercito Italiano;

Rinaldo Arnaldi, carrista, percorse più volte quella della Svizzera per accompagnare Ufficiali e soldati alleati fuggiaschi o anziani ebrei perseguitati; 

Fosco Annoni, militare in servizio a Leopoli (Ucraina), che salvò la vita a Klara Rosenfeld, impiegata come donna delle pulizie nella caserma italiana;

 il Colonnello Giuseppe Azzali, che insieme alla sorella Corinna, salvò Serenella e Amalia Foà, figlie del compagno di studi Aldo, dandogli ospitalità e presentandole come sfollate da Napoli;

 il Colonnello Antonio Bertone, che nella Croazia del 1941 organizzò il salvataggio di Salvatore Conforty e della moglie Olga;


il Generale Giuseppe Amico, che durante l’occupazione della Dalmazia non ebbe timore ad esprimere in pubblico la sua opinione sui tedeschi e sugli ustascia.

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