SCONTRO TRUMP-ZELENSKY. EUROPA, CAGNA SCIOLTA

 Alla pace si arriverà, ma non in tempi brevi. Anzi, l'occasione sarebbe già nata per mandare a casa Zelensky fra qualche mese, quando il 10 maggio scadrà il mandato presidenziale dell'Ucraina. Purtroppo lo stato di guerra non consente questa iniziativa. Pertanto l'incarico a Zelensky dovrà essere protratto. Anche se la Russia avrebbe già fatto sapere che il tutto non influirà sulla guerra

WASHINGTON - Dunque, se andiamo ad analizzare bene le cose vediamo che i perdenti di fronte a Putin sono gli americani prima di tutti, poiché hanno supportato l'Ucraina nella guerra contro la Russia servendosi di Volodymyr Zelensky senza successo. Poi ha perduto l' Europa che aveva il complesso di superiorità nei confronti di una Russia da sempre stratega ed esperta in sistemi tecnologici di guerra. Quindi in tal contesto Zelensky ha fatto la fine del cane sciolto e con lui la cagna Europa. Ora c'è Donald Trump che gioca a fare il gradasso, si atteggia a fare l 'uomo d' affari per poi trattare con voce in capitolo, ma sa bene di stare in ginocchio di fronte a Putin sul piano economico e forse un po' anche sul piano militare; sa bene anche che Putin rivendicherà tutto ciò che voleva già prima che iniziasse la guerra. Quindi il processo di pace sarà lungo e i bombardamenti ci saranno ancora. Motivo per cui a questi europei converrebbe a far continuare la guerra per qualche anno ancora, un po' per interessi econimici, un po' per coprire la figuraccia che hanno fatto. In Europa Zelensky entrerà. Ma attenzione. Una cosa è l' Europa, ben altra cosa è l' Europa Unita nella quale si entra con il portafoglio pieno. E l' Ucraina, il portafoglio potrebbe averlo mettendo in gioco le terre rare, ovvero quei siti dal sottosuolo ricco di minerali indispensabili per la produzione di chip, fibre ottiche, laser, missili, batterie delle auto elettriche ed altro. Ma sulle terre rare si è già espresso Trump con il pretesto di voler essere risarcito sui prestiti fatti a Zelensky. Perchè questo? Trump teme la Cina quale paese con maggiore quantità di terre rare nel mondo, che si sta ingigantendo sempre di più. Mentre gli americani stanno affrontando troppe spese con armamenti nel mondo e la loro economia non è più florida come un tempo. Ma cosa succederebbe se Vladimir Putin pretendesse le terre rare visto che chi perde la guerra deve pagare i danni? Un fatto è certo. L'altro giorno Trump davanti ai media ha dovuto reagire quasi d'impulso nei confronti di Zelennsky, per due motivi, il primo perché il capo dell' Ucraina dopo l'inizio di un cordialissimo colloquio ha insistito più volte nel dire che "Putin non manterrà la parola a Trump sulla pace". Pertanto queste affermazioni, davanti alla stampa americana, hanno provocato disagio al presidente degli Stati Uniti che ha dovuto "sterzare" dicendo a  Zelensky: "Lei non è nella posizione di poter giudicare. Lei  rischia di provocare la terza guerra mondiale".  Altro motivo, mandare un messaggio traversale all'Europa per far capire che chi comanda, nonostante tutto, sono ancora gli americani. Una sceneggiata a dir poco napoletana. Trump ha messo a punto quanto e in che stato è ridotta la cagna Europa Unita. Destabilizzata, non conta niente. Eppure si sentiva orgogliosamente filo-americana al punto che accusava di essere putiniani gli analisti esperti su quanto e cosa anticipavano che sarebbe accaduto. Oggi qualche politico italiano dice di sentirsi bullizzato dall' America, senza neppure pensare che già di per sé l'Italia in Europa non conta niente. E che bene ha fatto Giorgia Meloni ad anticipare i tempi recandosi da Trump per consolidare l' amicizia, evitando cosi altre mortificazioni dello stesso presidente Usa, probabilmente riservate a Emmanuel Macron e il nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz che nei giorni scorsi ha esordito con lo slogan: "Cambierò l' Europa". Questo per dire che ciò che volevano gli americani l' hanno ottenuto; hanno indebolita l' Europa grazie alla guerra Ucraina-Russia. A Trump ora interessa corteggiare Putin per rallentare la crescita a dismisura della Cina. Rimane però la porta aperta per Europa e Ucraina. Ma di sicuro alla pace si arriverà, non in tempi brevi. Anzi, l'occasione sarebbe già nata per mandare a casa Zelensky fra qualche mese, quando il 10 maggio scadrà il mandato presidenziale dell'Ucraina. Lo stato di guerra, purtroppo, non consente questa iniziativa. Pertanto l'incarico a Zelensky dovrà essere protratto. Anche se la Russia avrebbe già fatto sapere che il tutto non influirà sulla guerra.

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